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THIS IS OUR BODY OF REVOLUTION

L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo. Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia.
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere. Prosegui la lettura »

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TUTORIAL VERSO L’8 MARZO

 L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo.

Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia. 
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere. 
Ana suromai è il gesto di alzarsi le gonne e mostrare la vulva. Questo gesto ha origine nei culti arcaici della Dea e ricorre come elemento di conflitto in un numero significativo di lotte contro il potere patriarcale e sessuofobico in ogni parte del mondo. 
Oggi vogliamo riproporre questo gesto insieme a tutti i corpi favolosi con cui lottiamo ogni giorno. A un sistema binario che comprime i corpi in una norma mitica rispondiamo con la potenza della molteplicità delle nostre forme, forti delle nostre differenze. Perchè il corpo non sia un destino, ma uno strumento di resistenza, piacere e di rivoluzione.

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Non una di meno – Assemblea cittadina

10 gennaio h 19.30 – Casa delle Donne

VERSO L’8 MARZO – SCIOPERO DELLE DONNE
– Il 26 novembre scorso 200 mila persone hanno manifestato a Roma contro la violenza sulle donne.
– Il giorno successivo 1500 persone riunite in tavoli di lavoro hanno lanciato per il prossimo #8marzo l’adesione dall’Italia allo Sciopero Internazionale delle Donne.
– A partire dal 13 dicembre in diverse città di tutto il paese si sono riunite assemblee cittadine locali, per fare di questo 8 marzo una data storica, che segni un punto di non ritorno nella lotta contro tutte le forme di violenza sulle donne.

“SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, ALLORA NOI NON PRODUCIAMO”
E’ a partire da questo motto, lanciato dalle donne argentine, che ha preso piede l’idea di uno sciopero internazionale dell’8 marzo, ma sappiamo bene che c’è tanto ancora da inventare e realizzare, affinchè questa forma di protesta possa dare vita davvero a una lotta globale.

Come vogliamo costruire allora questo 8 marzo a Milano?
Quali sono tutte le forme di sciopero che sappiamo inventare e immaginare?
Cosa vogliamo fare da qui a quella data perchè questa chiamata si diffonda il più possibile ?
Come ci immaginiamo questa giornata?
Cosa andremo avanti a fare insieme a partire dal giorno successivo?

Il 10 gennaio l’assemblea cittadina di NON UNA DI MENO – MILANO si riunisce per mettere insieme tutte le possibili idee, proposte e risposte a queste domande.

Ore 19.30, Casa Delle Donne di Milano,
via Marsala 10, MM2 Moscova

https://www.facebook.com/events/1814443135470803/

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Altri generi di movimento

erotismo-eroismoL’appello di Romantik Punx  e Guerriere Sailors ha scoperchiato il vaso di Pandora sui fatti di Parma.

Crediamo che le parole delle compagne di Claudia sull’orrore dello stupro, sulla vergogna del silenzio, delle pressioni, delle illazioni, sulla complicità di cui non avremmo mai voluto sentir parlare, siano quelle da cui partire. Per questo invitiamo tutte e tutti a leggerle e a diffonderle:

Sui fatti di Parma. Come riparare 4 crepe

Vogliamo, però, allargare lo sguardo a partire dal fatto che da anni ci interroghiamo sui micro e i macro machismi nei movimenti, convinte di non essere immuni alla pervasività di un sistema patriarcale che incessantemente spinge, anche tra di “noi”, processi più o meno espliciti che riproducono un immaginario fatto di prevaricazioni. Proprio per questo pensiamo che prendere le distanze, anche marcatamente, da quanto accaduto, non sia sufficiente, ma che sia necessario ripartire da sé, dalle pratiche che anche inconsapevolmente – ma quotidianamente – agiamo, e che sono l’humus di cui i fatti di Parma si sono nutriti. Pratiche che hanno permesso che anche tra di noi, o comunque anche tra qualcuna e qualcuno che (sedicentemente) si definisce “noi”, quell’orrore fosse possibile.

Ogni volta che abbiamo costruito pratiche assembleari orientate alla santificazione del maschio alfa

Ogni volta che abbiamo riso di quella troia che fa i pompini a tutti o dato del ricchione a qualcun*

Ogni volta che abbiamo confuso radicalità e machismo

Ogni volta che abbiamo definito un Pride una carnevalata

Ogni volta che abbiamo parlato dei femminismi come di lotte marginali

Ogni volta che non siamo stat* capaci di rendere accoglienti e sicuri per tutt* gli spazi politici che attraversiamo

Ogni volta che non siamo stat* capaci di garantire la sicurezza nei nostri spazi fisici senza tracimare in violenza becera e aggressioni ingiustificabili

Ogni volta che leggiamo/sentiamo/vediamo qualcosa e ci diciamo che non ci riguarda, non c’entra con noi, perché noi siamo divers*

Ogni volta che parliamo di rivoluzione, ma mai di quella dentro di noi

Ogni volta che abbiamo riprodotto, fosse anche per scherzo, un immaginario maschilista e nettamente patriarcale invece che combatterlo, invece che essere capaci di generare un immaginario nuovo, libero, femminista.

Per anni abbiamo pietito attenzione e legittimità all’interno del movimento, nel tentativo di contaminarlo e ottenere dignità e partecipazione sulle questioni dei generi. Pensavamo fossero tematiche scontate, assolutamente intrinseche all’essere antifascisti, al concetto di autorganizzazione, alla parte di società di cui da sempre facciamo parte. Abbiamo animato percorsi di riflessione e campagne comunicative andando oltre il dna originario ma ancora fatichiamo a trovare identità, appartenenze e condivisione, almeno su queste tematiche. Certo, alcuni semi sono stati lanciati e siamo sicure daranno buoni frutti, ma non sono ancora diventati patrimonio collettivo.

Oggi più che mai siamo invece certe che sia non solo necessario, ma soprattutto possibile, partire dalle questioni di genere per fare movimento. Lo abbiamo fatto costruendo il NoExpo pride, lo abbiamo fatto grazie e con il Sommovimento NazioAnale, lo abbiamo fatto con Non una di meno il 26N, continuiamo a farlo verso lo sciopero dell’8 marzo, continuiamo a farlo ogni giorno nel nostro agire politico quotidiano.

Riteniamo necessario costruire reti e ambiti capaci di essere radicali dentro e fuori di sé, di mettere in discussione la società e allo stesso tempo le proprie pratiche politiche, costantemente. Questi sforzi ci mostrano come sia difficile liberarci dalle strutture patriarcali ed eterosessiste, ma anche quanta bellezza ci sia nel costruire dei momenti e degli spazi liberati, in cui vengono accolti i nostri corpi, menti e attitudini con tutte le loro diversità, in cui si parte da sé non per imporre il proprio punto di vista ma per decostruire verità imposte e abitudini che ci soffocano. Le lotte di genere ci insegnano, ogni giorno, che solo un approccio intersezionale può aiutarci a vedere le contraddizioni e le complessità in cui siamo immerse. Le questioni di genere, quindi, come trampolino di lancio per combattere molteplici forme di oppressione. Nessuna esclusa, non una di meno.

Per tutto questo, nel fiorire di comunicati intorno alla vicenda di Parma, non possiamo che aggiungere: si può fare! Un altro agire politico è possibile! Se davvero vogliamo un movimento libero dal sessismo mettetevi e metteteci in discussione, abbandonate certezze stantie, non per dovere, ma per scoprire piaceri nuovi. Ambrosia è aperta al confronto e alla partecipazione.

Gli strumenti ci sono, basta usarli.

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#NosMueveElDeseo: racconti dal mondo verso lo sciopero dell’8 marzo

 

14 Dicembre 2016  Piano Terra via confalonieri, 3
h 19:00/23:00

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Il 25 novembre si è manifestata, in tutto il mondo, la forza di un movimento femminista che negli anni ha lavorato a lungo quasi sottotraccia e che ora esplode in tutta la sua potenza. Una marea che è partita dall’Argentina e ha attraversato l’America Latina, l’Europa e l’Asia.
Il 14 dicembre a PianoTerra ascolteremo i racconti di chi queste lotte le ha attraversate per dare corpo e sangue a questa “internazionale femminista” che prende forma: ci collegheremo, infatti, con l’Argentina, col Messico e con la Turchia e cercheremo di mettere in comune i nostri vissuti e le nostre pratiche, per contaminarci e immaginare nuovi percorsi di lotta.
Con tutto l’entusiasmo delle giornate romane del 26 e 27 novembre Non Una di Meno moltiplicheremo il desiderio che ci muove verso lo sciopero dell’8 marzo.

“Intrecciando lingue e superando frontiere, come fanno le donne migranti che sfidano l’illegalizzazione della nostra mobilità, emerge la ribellione contro la violenza, contro la femminilizzazione della povertà, contro il razzismo, contro l’assenza di rappresentazione politica, contro il tentativo di confinare le donne e le ragazze nello spazio domestico, contro i dogmi religiosi che si appropriano dei nostri corpi e delle nostre vite, contro la maternità come obbligo e contro la criminalizzazione dell’aborto, contro le nuove forme di sfruttamento capitalistico e la precarizzazione delle nostre esistenze. Contro le spoliazioni che avvengono su molteplici livelli, perché né la terra né i nostri corpi sono territorio di conquista.
In tutto il mondo, ci organizziamo con uno slogan comune: #NiUnaMenos#VivasNosQueremos #NosMueveElDeseo” (da http://www.dinamopress.it/news/linternazionale-femminista)

 

14 Dicembre 2016 al Piano Terra in via Confalonieri, 3

dalle 19 aperitivo

alle 20 collegamenti con Argentina, Messico e Turchia

https://www.facebook.com/events/1740500972938513/?active_tab=about

 

 

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Il genere. Tra neoliberismo e neofondamentalismo

Venerdì 21 Ottobre ore 18:00
Antigone, libreria lgbt e queer organizza a RiMake (ex bnl) la presentazione di:

*** Il genere. Tra neoliberismo e neofondamentalismo ***
ed. ombrecorte

intervengono
– Federico Zappino, curatore del libro
– Carlotta Cossutta, collettivo Ambrosia di Milano e autrice del
saggio “Il personale è politico. La ristrutturazione neoliberista della casa”

… a seguire apertivo!

Libreria Antigone
www.libreriantigone.com

RiMake (ex bnl)
spazio sociale autogestito
via Astesani 47, Milano
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MATERNITÀ SOVVERSIVE – 1 Ottobre Piano Terra h18:00

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MATERNITÀ SOVVERSIVE

di Maria Llopis

Ho riunito tutte queste persone in questo libro, perché mi sembra una fonte d’ispirazione il loro modo di approcciare la maternità, perché mi sembra che sfidino il sistema prestabilito con il piacere e l’allegria, perché mi sembra che facciano una politica radicale con la pratica e il loro proprio vissuto. Parti estatici, genitorialità condivisa, genitorialità e creatività artistica, genitorialità e sessualità, partenogenesi, paternità trans*, attivismo, matriarcattivismo, allattamento condiviso, parti tradizionali, maternità trans-hack-femminista, società matriarcali, maternità e società capitalista, maternità ed eco femminismo… Sì, Maria, ma cosa sono le maternità sovversive? Tutte, lo sono tutte, tutte quelle che esistono, perché mi devi spiegare qual è la maternità che si adatta alla definizione egemonica… È impossibile adattarsi a ciò che ci vogliono vendere come maternità da parte della medicina e le politiche ufficiali. Ogni esperienza della maternità sfida a modo suo l’ordine stabilito, fa esplodere il mondo e lo fa nascere di nuovo. Ed è in questa rottura che si sviluppa un nuovo tipo di società. La società patriarcale e capitalista nella quale viviamo ha i giorni contati; sono cicli, la vita è fatta di cicli e questo sta arrivando alla sua fine. Il cambio di paradigma che stiamo vivendo con le nuove maternità ci dimostra che siamo pronti per un altro tipo di organizzazione sociale.
Il libro comprende 18 interviste a realta’ di maternita’ e genitorialita’ fuori dal comune come a:
Alicia Murillo
Del LaGrace Volcano
Erik Humma
Poussy Derama
Klau Kinki
Helena Torres
Fannie Sosa
Annie Sprinkle e Beth Stephens

http://www.golenaedizioni.com/page.php?170

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h 18.00
Presentazione del libro “Maternità Sovversive”
interverranno l’autrice Maria Llopis
Maya Checchi – Golena Edizioni
Maria Tinka – Rosario Gallardo

seguirà aperitivo a sostegno Csa Lambretta

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FERTILITY DAY – 22 Settembre Piazza della Scala h18:00

HO TOLTO LE PILE DALL’OROLOGIO BIOLOGICO
#dovelehaimesse?

immagine di: https://www.facebook.com/I-meme-di-unamanu-571943462959546/

immagine di: https://www.facebook.com/I-meme-di-unamanu-571943462959546/

Il Fertility Day ha scatenato rabbia e indignazione grazie ad una campagna particolarmente brutta, che la Ministra ha ritirato sostenendo: “la campagna si cambia, sono le idee che contano”.
Il 22 settembre noi vorremmo ricordare alla Ministra, invece, che il problema non sono tanto le orribili immagine di cicogne e banane spiaccicate, ma proprio le idee che animano il Piano Nazionale per la Fertilità: 137 pagine, firmate da vari e varie “esperte”, per “riscoprire il Prestigio della Maternità” (come recita il sommario, maiuscole incluse). Un Piano che, con la scusa di parlare di salute e fare prevenzione, colpevolizza quegli uomini e quelle donne che non possono o non vogliono avere figli: da un lato, infatti, si ritengono le donne italiane delle ignoranti che non sanno che i loro ovociti invecchiano con loro (titolo di uno dei paragrafi), mentre dall’altro si stigmatizza chi non vuole avere figli (o non ora) accusandolo di “ripiegamento adolescenziale” e egoismo. Un Piano non finanziato, che non propone di investire davvero nella prevenzione e nell’informazione, ma che punta a rafforzare l’immaginario, già molto forte in Italia, che le donne siano complete solo se madri (i padri, intanto, sono scomparsi). Un Piano che non si interroga sulle condizioni materiali in cui le donne vivono, tra ricatti sul lavoro e welfare assolutamente insufficiente. Un Piano che guarda con paura alla fiducia nelle tecnologie riproduttive così ostacolate in Italia.
Noi vorremmo, il 22 settembre, scendere in piazza per dire che le donne (e gli uomini) possono essere complete anche senza figli, che chi sceglie di essere madre o padre lo fa inseguendo prima di tutto un desiderio (e non una necessità del sistema pensionistico) che andrebbe sostenuto con un welfare che permetta di non dipendere dalla famiglia di origine, che in Italia esistono molti bambine e molte bambine non riconosciute perché figlie di stranieri, che nel mondo ci sono figlie e figli che arrivano ai nostri confini e che respingiamo quotidianamente, che se la fertilità è un bene comune allora vogliamo assorbenti gratuiti e ferie pagate durante l’ovulazione e le mestruazioni e che il Ministero dovrebbe occuparsi della salute e non di dispensare giudizi morali come la “parente impicciona” (citazione dal Piano) ai pranzi di famiglia.

Ci troviamo tutti in Piazza Della Scala h 18:00

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