Archivio marzo 2015

Report dell’Assemblea Cittadina di presentazione della Rete NoExpoPride-21 marzo 2015

assemb cittSabato 21 marzo la rete NoExpoPride si è presentata alla città presso la Casa delle Donne.

Abbiamo chiarito cosa significa oggi Expo 2015 partendo dall’immaginario costruito dagli stessi parterns che, attraverso i propri brand , stanno attuando un vero processo di green e pink washing.

 

Il Comitato NoExpo nasce in contrapposizione all’Esposizione Universale per denunciarne il debito che lascerà, la cementificazione assurda e la precarizzazione diffusa.

All’interno di questo contesto si sviluppa NoExpoPride: più concentro sulle tematiche legate al genere e alle questioni lgbit*q.

Uno sguardo particolare è rivolto a WE Women for Expo, che parla di nutrimento e sostenibilità e rivolge un invito semplice e simbolico a tutte le donne: condividere la ricetta per la vita, cioè il racconto di un piatto di particolare valore emotivo, utilizzando il – medievale – motivo della donna madre, dedita al nutrimento degli uomini della terra, una donna che è capace di condividere il cibo in tavola.

La politica sulle donne che Expo sta portando avanti è in linea con l’immagine di donna regina del focolare domestico, madre prima di tutto, e depositaria quindi di conoscenze legate al nutrimento e alla capacità di “prendersi cura”, immagine che ci riporta ad epoche oscurantiste e di matrice patriarcale.

La presentazione della rete NoExpoPride alla città di Milano è avvenuta in simultanea con la città di Bergamo. Alla fine del corteo organizzato dal Comitato Rompiamo il Silenzio infatti, parte delle realtà che compongono la Rete hanno presentato il proprio percorso. Insieme alla geodetica raffigurante gli infopoint che saranno istituiti a Bergamo per promuovere Expo, è stata fatta partire una protesta frocia contro l’esposizione Universale milanese. La manifestazione è avvenuta sotto il comune di Bergamo e sullo sfondo sono state installate le icone dello sciopero sociale insieme alle sagome rappresentative delle persone accettate da Expo nei propri padiglioni e di quelle che invece non rientrano nel suo stereotipo borghese della concezione manageriale.

gay streetLa nostra presentazione alla città cade proprio lo stesso giorno dell’inaugurazione della Gay Street patrocinata dal Comune di Milano: una via di 200 metri dove il turista gay dovrebbe trovare il proprio divertimento. Nel migliore degli stereotipi un’intera strada è stata ripulita dal degrado e messa a disposizione dei gay (ovviamente maschi e benestanti) tanto attenti alla moda e allo shopping. Niente meno che un’area protetta, in cui questi diversi individui possano muoversi felici e alla quale il mondo possa guardare sorridendo con sollievo.

È chiaramente in atto uno svilimento dei diritti delle donne e delle soggettività lgbit*q e in questo panorama gli unici segnali di apparente apertura sono dettati dall’interesse economico che sta dietro alla valorizzazione del turismo omosessuale, e da quello politico di (omo)normalizzazione ed esclusione di identità scomode.

Si tratta di un’operazione di pinkwashing: nessuna reale volontà di incidere sulla cultura delle libertà, né di far ottenere dei diritti alle persone lgbit*q che attraversano Milano, cittadini o turisti o migranti che siano.

Come rete NoExpoPride non accettiamo questi meccanismi e ci siamo quindi recati in via Sammartini per ribadire che un’unica strada non può essere sufficiente, che è l’intera città a dover essere accogliente e vivibile per gli individui indifferentemente dal genere con il quale si identificano, dall’orientamento sessuale, dal possesso o meno di documenti, e dalla condizione sociale.

In questa direzione a Bergamo è stata lanciata una campagna di affissione che vede protagonisti gli esercenti delle vie del centro, ai quali è stato chiesto di esporre un adesivo con la scritta “Lascia fuori l’omofobia” perché vogliamo città che rifiutino ogni forma di discriminazione sessuale.

VOGLIAMO UNA CITTÀ FROCIA E NON UNA VETRINA GAY PER EXPO, poiché l’unica città sicura è quella in cui donne, uomini, soggetti lgbit*q e migranti si sentano liber* di attraversarla e di a viverla a qualsiasi ora del giorno e della notte, perché l’unica città di cui abbiamo bisogno è una città la cui riqualifica è orientata ad Expo.

 

Stiamo lavorando si questi temi e tanto lavoro ancora ci aspetta, rilanciamo dunque alla prossima riunione milanese NoExpoPride il 7 aprile (a breve indicazioni su luogo e orario).

Saremo presenti con un banchetto all’interno del Campeggio NoExpo che si terrà nei giorni dal 28 aprile al 2 maggio. Attraverseremo il Corteo del 1 maggio in maniera completamente trasversale e il 20 giugno sfileremo nelle vie di Milano con un Corteo nazionale NoExpoPride.

 

Rete NoExpoPride

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froce, femministe, queer….

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sabato 21 marzo h. 15:00 ASSEMBLEA CITTADINA NOEXPOPRIDE

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Rete NoExpoPride si presenta alla città sabato 21 marzo h. 15:00 presso

Casa delle Donne in via Marsala 8

 

È interessante soffermarci sul significato che assume il progetto di Expo chiamato WomenForExpo e l’evidente meccanismo di pinkwashing in atto a Milano.

WomenForExpo è la quota rosa di Expo: propone l’immagine di una donna naturalmente votata al prendersi cura, al cullare e al nutrire il pianeta. È un progetto che normalizza la condizione di oppressione delle donne, infiocchettandola.

Da un lato si promuove la donna imprenditrice e di potere e dall’altro si accentua l’oppressione di tutte le altre donne, giustificandola con la vocazione alla maternità e alla cura. Del resto la politica sulle donne che Expo sta portando avanti è in linea con l’immagine di donna regina del focolare domestico e madre prima di tutto, depositaria di conoscenze legate al cibo, al nutrimento e alla capacità di accudimento. Immagine che ci riporta ad epoche oscurantiste e di matrice patriarcale.

11071126_658449977594569_3074329693905639530_nIn questo svilimento dei diritti delle donne e delle soggettività LGBTQ, gli unici segnali di apparente apertura sono dettati dall’interesse economico che sta dietro alla valorizzazione del turismo omosessuale, con un fallito progetto di Gay Street che avrebbe messo un’intera strada a disposizione dei gay (ovviamente maschi e benestanti) attenti alla moda e allo shopping; niente più di un’area protetta.

Questo è pinkwashing e non ha nulla a che fare con una reale volontà di incidere sulla cultura delle libertà, libertà di essere chi e come si vuole, di costruire le famiglie che più ci piacciono e meglio ci fanno stare, di vivere la sessualità e la vita senza subire il giudizio di nessuno e gli ostacoli che ne conseguono.

La quota rosa di Expo e il pinkwashing risultano essere dispositivi di normalizzazione e di controllo che operano una reclusione all’interno di spazi fisici e politici e che nascondono l’assenza di diritti per i soggetti LGBTQ.

Rifiutiamo i modelli di donna e di omosessuale che ci propongono e ci impongono. Liberi di immaginarci come vogliamo, libere di essere favolose.

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Tra Gender e Psichiatria

Grgender theoriesazie a MiM che ha pubblicato il racconto del secondo appuntamento del ciclo “Gender Theories” organizzato dal Collettivo Bicocca dal titolo “Tra Gender e Psichiatria, il caso della disforia di genere”. Sono intervenuti: Elisabetta Ruspini, Antonia Monopoli, Marco Inghilleri, Stefania Voli, Chiara Caravà.

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ASSEMBLEA CITTADINA NOEXPOPRIDE//21marzo//h 15:00//CasaDelleDonne

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È interessante soffermarci sul significato che assume il progetto di Expo chiamato WomenForExpo e l’evidente meccanismo di pinkwashing in atto a Milano.

WomenForExpo è la quota rosa di Expo: propone l’immagine di una donna naturalmente votata al prendersi cura, al cullare e al nutrire il pianeta. È un progetto che normalizza la condizione di oppressione delle donne, infiocchettandola.

Da un lato si promuove la donna imprenditrice e di potere e dall’altro si accentua l’oppressione di tutte le altre donne, giustificandola con la vocazione alla maternità e alla cura. Del resto la politica sulle donne che Expo sta portando avanti è in linea con l’immagine di donna regina del focolare domestico e madre prima di tutto, depositaria di conoscenze legate al cibo, al nutrimento e alla capacità di accudimento. Immagine che ci riporta ad epoche oscurantiste e di matrice patriarcale.

In questo svilimento dei diritti delle donne e delle soggettività LGBTQ, gli unici segnali di apparente apertura sono dettati dall’interesse economico che sta dietro alla valorizzazione del turismo omosessuale, con un fallito progetto di Gay Street che avrebbe messo un’intera strada a disposizione dei gay (ovviamente maschi e benestanti) attenti alla moda e allo shopping; niente più di un’area protetta.

Questo è pinkwashing e non ha nulla a che fare con una reale volontà di incidere sulla cultura delle libertà, libertà di essere chi e come si vuole, di costruire le famiglie che più ci piacciono e meglio ci fanno stare, di vivere la sessualità e la vita senza subire il giudizio di nessuno e gli ostacoli che ne conseguono.

La quota rosa di Expo e il pinkwashing risultano essere dispositivi di normalizzazione e di controllo che operano una reclusione all’interno di spazi fisici e politici e che nascondono l’assenza di diritti per i soggetti LGBTQ.

Rifiutiamo i modelli di donna e di omosessuale che ci propongono e ci impongono. Liberi di immaginarci come vogliamo, libere di essere favolose.

Rete NoExpoPride si presenta alla città sabato 21 marzo h. 15:00 presso

Casa delle Donne in via Marsala 8

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Materiali per l’incontro sul genere in Bicocca

butlerIl 26 marzo alle 15.30 Ambrosia interverrà, insieme a Lorenzo Bernini, nel ciclo di incontri sul genere organizzato dal collettivo Bicocca.

Questo incontro si intitola “Da Foucault al Queer” e noi abbiamo pensato di suggerire due testi di Judith Butler come letture preliminari, che parlano soprattutto di performatività e che speriamo possano essere utili:

Butler. Atti performativi e costituzione di genere

Butler. Dalla parodia alla politica

qui trovate tutte le informazioni sul ciclo di incontri e il 26 marzo ci trovate alle 15.30 in aula Pagani, edificio U7, Università Milano-Bicocca.

 

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racconto di Annalisa Dordoni & Enrico Petrilli sul primo incontro di “Gender Theories”

da Milano in Movimento

Il concegender theoriestto di genere: da critica radicale femminista a limite normativo all’autodeterminazione

 

A pochi giorni dall’ultimo regalo delle frange più estremiste del conservatorismo cattolico, uno spot messo in rete per promuovere una raccolta firme contro il terrificante paventato ingresso di una fantomatica “teoria del gender” nelle scuole italiane, un video surreale che potete trovare qui: https://www.youtube.com/watch?v=IjA_8pLa0cA (la ProVita l’ha dovuto probabilmente cancellare dalla sua pagina youtube), il Collettivo Universitario Bicocca propone una serie di incontri per approfondire le, viceversa, esistenti Gender Theories, un campo di studi importanti nel mondo accademico internazionale che invece qui da noi è stato estromesso dalle università dopo la riforma Gelmini.

Giovedì scorso abbiamo partecipato al primo appuntamento: introduzione al concetto di genere, con Carmen Leccardi, professoressa di Sociologia dell’università Bicocca. Seguiranno poi, ogni due settimane, sempre il giovedì alle 15.30 in aula Pagani, un incontro su gender e psichiatria con Elisabetta Ruspini, uno su Foucault e teoria queer con il collettivo Ambrosia e Lorenzo Bernini, e poi l’appuntamento finale, che verterà su genere e metropoli, con la partecipazione della rete NoEXPO Pride e Leandro Sgueglia.

Il primo incontro è stato aperto da Marta e Cora del Collettivo Bicocca che hanno spiegato la necessità di organizzare questo dibattito da parte di student* che si ritrovano ad affrontare la cancellazione di moduli e corsi sul tema del gender, perchè considerati “superflui”. Quando c’è da tagliare, si tagliano le cose che vengono reputate meno importanti, secondo logiche che sono tutte politiche e non accademiche, tagliando purtroppo anche ciò che ha una portata critica ed emancipatoria: dai moduli sul genere nei dipartimenti di Sociologia, Scienze della formazione e Psicologia, alle Commissioni pari opportunità, ai finanziamenti dei corsi per student* e lavorat* “Donne, politica e istituzioni”, come sottolinea Leccardi. La partecipazione all’assemblea e al dibattito dimostrano invece tutt’altro: parlare di genere significa parlare di noi stess*, di discriminazioni, di resistenze, di relazioni di potere, e di certo chi era presente rifiuta nettamente la messa all’angolo di tali questioni. Prosegui la lettura »

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Né normali né sfruttate: Assemblea nazionale verso il NoExpo Pride, Roma 15 marzo

 

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Tra poco più di due mesi apriranno i cancelli di Expo2015, l’Esposizione Universale che quest’anno avrà come slogan “Nutrire il Pianeta”: una vetrina che mette in bella mostra un modello di sfruttamento e devastazione dei territori e delle esistenze; la macchina Expo poggia su lavoro gratuito di moltissim* giovani, portando avanti un paradigma di precarietà e sfruttamento che si dispiega a livello nazionale.

Tutto questo avviene a Milano, una città radicalmente trasformata dai progetti di speculazione e dalle imponenti opere costruite in vista del grande evento: metri cubi di cemento, che hanno richiesto sgomberi, sfratti, demolizioni, retate ed espulsioni, per escludere dai quartieri destinati ad Expo tutti i soggetti che non erano “presentabili” e “attraenti” per i turisti che sperano di attirare: migranti, sex workers, pover* e tutt* coloro che hanno scelto di opporsi alla macchina di Expo2015.
Da un lato vedremo esposte al suo interno tutte le grandi multinazionali del cibo, che sfruttano la terra e le popolazioni a cui è stata sottratta, e dall’altro la strumentalizzazione a fini propagandistici di immaginari, identità e rivendicazioni.
Il progetto Women for Expo, con il suo padiglione, darà spazio alla grande campagna mediatica vòlta ad imporre due modelli di emancipazione e centralità per le donne: da una parte la madre della vita e della terra, naturalmente predisposta alla condivisione, all’altruismo e al nutrimento e dall’altra la donna imprenditrice, la cui emancipazione si manifesta esclusivamente nell’esercizio di potere all’interno del modello capitalistico.
Ma Expo non si limita a questo, nel tentativo di trovare più consenso possibile e di espandere il target commerciale, strumentalizza il bisogno di riconoscimento ed emancipazione di lesbiche, gay, trans e queer, proponendo loro un mercato dedicato, fatto di iniziative, locali e quartieri friendly costruiti a tavolino, che hanno il solo scopo di intercettare una redditizia fetta di mercato. Destinatari di questi progetti sono quasi esclusivamente uomini gay di reddito medio alto e di origini occidentali.
Se questo progetto parla ad una parte di mondo lgbt c’è tutta un’altra miriade di soggettività che vengono automaticamente escluse e negate. Sono quelle più scomode, meno redditizie che vivono una quotidianità di oppressione e discriminazione, d’invisibilità culturale e legislativa, di marginalizzazione ed espulsione dal mercato del lavoro.
A questo si aggiunge il progetto di Expo di Cascina Triulza , uno spazio in periferia nord di Milano, dove dare visibilità alle associazioni della “società civile”, tra cui alcune associazioni lgbt e di donne, così da dare un minimo di contenuto sociale al logo Expo2015, a cui oggi la maggior parte delle cittadini e cittadini associa solamente mafia, corruzione e tangenti.
Lo sfruttamento della terra e l’oppressione di genere mostrano la crisi evidente di questo modello sociale ed economico: Expo li rimette al centro del discorso strumentalizzandone i bisogni e rinchiudendoli in una cornice ben definita, funzionale al mantenimento del sistema capitalistico.

Noi siamo donne, trans*, sexworker, migranti, gay, lesbiche, queer e femministe e vogliamo riappropriarci della nostra Città perché la visibilità, l’agibilità e la sicurezza di questa città è fatta anche dai nostri corpi che la attraversano. Contestiamo il sistema di valori di cui Expo si fa portatore e rivendichiamo la libertà di vivere, amare, giocare, performare il nostro genere, i nostri desideri non conformi, la nostra sessualità e le nostre relazioni con gioia e trasparenza. Chiediamo riconoscimento per le molteplici reti di affettività di cui facciamo parte. Chiediamo reddito garantito per le nostre vite precarie. Rivendichiamo il diritto di liberare spazi e luoghi di confronto e di agibilità politica.

A dicembre 2014 c’è stato a Milano un primo incontro tra diversi collettivi femministi e lgbit*q da alcune città italiane, che aderendo al percorso generale contro Expo e alla May Day del 1° maggio, hanno però deciso di costruire anche una giornata di mobilitazione di donne e soggetti lgbit*q, un NoExpo Pride.
Per continuare la costruzione di questo percorso, ci sarà un secondo incontro pubblico a Roma, domenica 15 marzo dalle 10 alle 17, ospitato nello spazio occupato e autogestito dalle Cagne Sciolte, in Via Ostiense 137.

Per raggiungere lo spazio con i mezzi pubblici, metro b (da stazione termini o tiburtina in direzione Laurentina), fermata Garbatella.

Per info: http://noexpopride.noblogs.org/

Per ospitalità e informazioni logistiche sulla giornata del 15 marzo 3939291951

Femministe, froce e queer verso il NoExpoPride 2015.

 

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