Presentazione di “Trilogia SCUM”

Venerdì 23 febbraio alle h 19 a PianoTerra

Ambrosia presenta

Trilogia SCUM di Valerie Solanas

“In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione globale e distruggere il sesso maschile”
(Manifesto SCUM, Valerie Solanas)

Assurta alle cronache mondiali come la pazza che sparò ad Andy Warhol – tanto che nel 1996 ne venne tratto un film (I Shot Andy Wharol) -, Valerie Solanas fu invece una figura cruciale della controcultura degli anni Sessanta. Frequentatrice del Greenwich Village e della Factory, lesbica dichiarata, icona del femminismo radicale, è l’autrice del celebre Manifesto SCUM. Oggi ritorna alla ribalta, oggetto di rinnovato interesse da parte dei nuovi femminismi radicali e dei queer studies.
La sua opera, riscoperta nel mondo anglosassone da più di un decennio, resta invece ancora poco nota al pubblico italiano. Trilogia SCUM colma questa lacuna, presentando per la prima volta nel mondo tutti gli scritti di Solanas – Manifesto SCUM in una nuova traduzione e due inediti a livello mondiale In culo a te, Prontuario per fanciulle – in un unico volume arricchito da due introduzioni critiche.
Composta prima del risveglio della seconda ondata femminista degli anni Settanta, a cui ha fornito un impulso decisivo, l’opera di Solanas rivela tutta la sua straordinaria attualità. Con la sua verve polemica e provocatoria, cinica e incendiaria, anticipa temi politici e sociali dibattuti ancora oggi, tra i quali l’uso della tecnologia riproduttiva, l’esclusione delle donne dalla cultura, dall’arte, dalla scienza e dalle risorse economiche, il lavoro domestico non retribuito delle donne, il sessismo psichiatrico e la critica radicale all’eterosessualità obbligatoria.

Ne discuteremo con le curatrici Stefania Arcara e Deborah Ardilli
anche per capire cosa Valerie Solanas (che dice di sè “sono una rivoluzionaria, non una pazza”) può offrirci verso lo sciopero dell’8 marzo

Valerie Solanas – Trilogia SCUM

[durante la serata sarà presente un banchetto di NON UNA DI MENO e sarà possibile acquistare il Piano femminista]

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Presentazione di “Carla Lonzi: un’arte della vita”

 

 

il 19 maggio dalle 18.30 a PianoTerra (via Confalonieri 3) presentiamo

“Carla Lonzi: un’arte della vita”
con l’autrice Giovanna Zapperi
e con Carlotta Cossutta e Cristina Morini

“Il femminismo è ciò che permette di sfidare i ruoli e i rapporti asimmetrici che strutturano la vita delle donne, nell’arte come nei rapporti sociali. Il protagonismo dell’artista, al contrario, per Carla Lonzi non fa che produrre ruoli, che di fatto impediscono il manifestarsi della coscienza di ognuna. È questo il nucleo di una riflessione sulla creatività nel femminismo, che coinvolge un ripensamento a tutto campo delle strutture attorno alle quali è organizzata l’arte”

Da circa un decennio la storia biografica e teorica di Carla Lonzi, figura preminente del femminismo italiano degli anni ’70, è oggetto di una continua riscoperta, non solo in Italia: dapprima con la ripubblicazione di tutti i suoi scritti, tra i quali il famosissimo Sputiamo su Hegel; poi con convegni e studi specifici. Sta così riemergendo il lavoro di riflessione di un’autrice affascinante ed enigmatica che ha saputo pensare il femminismo quanto il mondo dell’arte, il potere quanto le forme dell’emancipazione delle donne.
Giovanna Zapperi si interessa alla traiettoria di Carla Lonzi e ai rapporti tra arte e femminismo nell’Italia tra gli anni ‘60 e ‘70. Attingendo a fonti di archivio inedite, questo libro dimostra che i due periodi che sembrano scandire la biografia di Carla Lonzi (prima la critica d’arte, poi il femminismo) segnano in realtà un percorso che intreccia l’intera espressione teorica di questa importante autrice. Questa lettura ci consente allora di ricavare dal pensiero di Carla Lonzi categorie per leggere il presente, tanto per una critica all’altezza dei tempi sul ruolo e l’uso delle immagini, quanto per capire le forme di subordinazione legate al genere.

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Obiezione Respinta: parliamo di salute sessuale e riproduttiva

Obiezione respinta: parliamo di salute sessuale e riproduttiva

3 maggio, h 19, a PianoTerra (via Confalonieri 3)

il diritto alla salute sessuale e riproduttiva in Italia assomiglia sempre più ad una corsa ad ostacoli, tra tagli ai consultori, obiezione di coscienza ed eteronormatività.
Attraverso il lavoro di Non una di meno è nata Obiezione respinta una mappa per provare ad orientarsi e a segnalare situazioni critiche e luoghi accoglienti, come le consultorie autogestite.
il 3 maggio alle 19 la presentiamo a Pianoterra insieme ad aQara, che l’ha realizzata.
nella stessa serata con Elisa Murgese di Diritto di Sapere racconteremo i dati sugli ospedali e i consultori lombardi che abbiamo potuto raccogliere grazie al FOIA – Freedom of Information Act che consente l’accesso alle informazioni della pubblica amministrazione.

venite a scoprire qual è lo stato di salute della 194 in Lombardia e a immaginare con noi #moltopiùdi194.

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THIS IS OUR BODY OF REVOLUTION

L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo. Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia.
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere. Prosegui la lettura »

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TUTORIAL VERSO L’8 MARZO

 L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo.

Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia. 
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere. 
Ana suromai è il gesto di alzarsi le gonne e mostrare la vulva. Questo gesto ha origine nei culti arcaici della Dea e ricorre come elemento di conflitto in un numero significativo di lotte contro il potere patriarcale e sessuofobico in ogni parte del mondo. 
Oggi vogliamo riproporre questo gesto insieme a tutti i corpi favolosi con cui lottiamo ogni giorno. A un sistema binario che comprime i corpi in una norma mitica rispondiamo con la potenza della molteplicità delle nostre forme, forti delle nostre differenze. Perchè il corpo non sia un destino, ma uno strumento di resistenza, piacere e di rivoluzione.

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Non una di meno – Assemblea cittadina

10 gennaio h 19.30 – Casa delle Donne

VERSO L’8 MARZO – SCIOPERO DELLE DONNE
– Il 26 novembre scorso 200 mila persone hanno manifestato a Roma contro la violenza sulle donne.
– Il giorno successivo 1500 persone riunite in tavoli di lavoro hanno lanciato per il prossimo #8marzo l’adesione dall’Italia allo Sciopero Internazionale delle Donne.
– A partire dal 13 dicembre in diverse città di tutto il paese si sono riunite assemblee cittadine locali, per fare di questo 8 marzo una data storica, che segni un punto di non ritorno nella lotta contro tutte le forme di violenza sulle donne.

“SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, ALLORA NOI NON PRODUCIAMO”
E’ a partire da questo motto, lanciato dalle donne argentine, che ha preso piede l’idea di uno sciopero internazionale dell’8 marzo, ma sappiamo bene che c’è tanto ancora da inventare e realizzare, affinchè questa forma di protesta possa dare vita davvero a una lotta globale.

Come vogliamo costruire allora questo 8 marzo a Milano?
Quali sono tutte le forme di sciopero che sappiamo inventare e immaginare?
Cosa vogliamo fare da qui a quella data perchè questa chiamata si diffonda il più possibile ?
Come ci immaginiamo questa giornata?
Cosa andremo avanti a fare insieme a partire dal giorno successivo?

Il 10 gennaio l’assemblea cittadina di NON UNA DI MENO – MILANO si riunisce per mettere insieme tutte le possibili idee, proposte e risposte a queste domande.

Ore 19.30, Casa Delle Donne di Milano,
via Marsala 10, MM2 Moscova

https://www.facebook.com/events/1814443135470803/

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Nos Mueve El Deseo: voci verso lo sciopero dell’8 marzo

Mercoledì 14 dicembre a Piano Terra abbiamo ascoltato alcune voci dall’Argentina, dal Messico e dalla Turchia per farci raccontare i percorsi femministi, le mobilitazioni di novembre e le idee verso lo sciopero dell’8 marzo.

Grazie a router possiamo ascoltare la registrazione della serata, andata in onda il 22 dicembre su shareradio.it

http://router-radio.org Prosegui la lettura »

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Altri generi di movimento

erotismo-eroismoL’appello di Romantik Punx  e Guerriere Sailors ha scoperchiato il vaso di Pandora sui fatti di Parma.

Crediamo che le parole delle compagne di Claudia sull’orrore dello stupro, sulla vergogna del silenzio, delle pressioni, delle illazioni, sulla complicità di cui non avremmo mai voluto sentir parlare, siano quelle da cui partire. Per questo invitiamo tutte e tutti a leggerle e a diffonderle:

Sui fatti di Parma. Come riparare 4 crepe

Vogliamo, però, allargare lo sguardo a partire dal fatto che da anni ci interroghiamo sui micro e i macro machismi nei movimenti, convinte di non essere immuni alla pervasività di un sistema patriarcale che incessantemente spinge, anche tra di “noi”, processi più o meno espliciti che riproducono un immaginario fatto di prevaricazioni. Proprio per questo pensiamo che prendere le distanze, anche marcatamente, da quanto accaduto, non sia sufficiente, ma che sia necessario ripartire da sé, dalle pratiche che anche inconsapevolmente – ma quotidianamente – agiamo, e che sono l’humus di cui i fatti di Parma si sono nutriti. Pratiche che hanno permesso che anche tra di noi, o comunque anche tra qualcuna e qualcuno che (sedicentemente) si definisce “noi”, quell’orrore fosse possibile.

Ogni volta che abbiamo costruito pratiche assembleari orientate alla santificazione del maschio alfa

Ogni volta che abbiamo riso di quella troia che fa i pompini a tutti o dato del ricchione a qualcun*

Ogni volta che abbiamo confuso radicalità e machismo

Ogni volta che abbiamo definito un Pride una carnevalata

Ogni volta che abbiamo parlato dei femminismi come di lotte marginali

Ogni volta che non siamo stat* capaci di rendere accoglienti e sicuri per tutt* gli spazi politici che attraversiamo

Ogni volta che non siamo stat* capaci di garantire la sicurezza nei nostri spazi fisici senza tracimare in violenza becera e aggressioni ingiustificabili

Ogni volta che leggiamo/sentiamo/vediamo qualcosa e ci diciamo che non ci riguarda, non c’entra con noi, perché noi siamo divers*

Ogni volta che parliamo di rivoluzione, ma mai di quella dentro di noi

Ogni volta che abbiamo riprodotto, fosse anche per scherzo, un immaginario maschilista e nettamente patriarcale invece che combatterlo, invece che essere capaci di generare un immaginario nuovo, libero, femminista.

Per anni abbiamo pietito attenzione e legittimità all’interno del movimento, nel tentativo di contaminarlo e ottenere dignità e partecipazione sulle questioni dei generi. Pensavamo fossero tematiche scontate, assolutamente intrinseche all’essere antifascisti, al concetto di autorganizzazione, alla parte di società di cui da sempre facciamo parte. Abbiamo animato percorsi di riflessione e campagne comunicative andando oltre il dna originario ma ancora fatichiamo a trovare identità, appartenenze e condivisione, almeno su queste tematiche. Certo, alcuni semi sono stati lanciati e siamo sicure daranno buoni frutti, ma non sono ancora diventati patrimonio collettivo.

Oggi più che mai siamo invece certe che sia non solo necessario, ma soprattutto possibile, partire dalle questioni di genere per fare movimento. Lo abbiamo fatto costruendo il NoExpo pride, lo abbiamo fatto grazie e con il Sommovimento NazioAnale, lo abbiamo fatto con Non una di meno il 26N, continuiamo a farlo verso lo sciopero dell’8 marzo, continuiamo a farlo ogni giorno nel nostro agire politico quotidiano.

Riteniamo necessario costruire reti e ambiti capaci di essere radicali dentro e fuori di sé, di mettere in discussione la società e allo stesso tempo le proprie pratiche politiche, costantemente. Questi sforzi ci mostrano come sia difficile liberarci dalle strutture patriarcali ed eterosessiste, ma anche quanta bellezza ci sia nel costruire dei momenti e degli spazi liberati, in cui vengono accolti i nostri corpi, menti e attitudini con tutte le loro diversità, in cui si parte da sé non per imporre il proprio punto di vista ma per decostruire verità imposte e abitudini che ci soffocano. Le lotte di genere ci insegnano, ogni giorno, che solo un approccio intersezionale può aiutarci a vedere le contraddizioni e le complessità in cui siamo immerse. Le questioni di genere, quindi, come trampolino di lancio per combattere molteplici forme di oppressione. Nessuna esclusa, non una di meno.

Per tutto questo, nel fiorire di comunicati intorno alla vicenda di Parma, non possiamo che aggiungere: si può fare! Un altro agire politico è possibile! Se davvero vogliamo un movimento libero dal sessismo mettetevi e metteteci in discussione, abbandonate certezze stantie, non per dovere, ma per scoprire piaceri nuovi. Ambrosia è aperta al confronto e alla partecipazione.

Gli strumenti ci sono, basta usarli.

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