Presentazione di “Questo non è amore”

Sabato 14 Maggio dalle 19.00 presentiamo Questo non è amore. L’amore non uccide.

Ne parliamo con l’autrice e fumettista, Sted.

Dalle 18.30 ci trovate già a Piano Terra (via Confalonieri 3 Milano) per aperitivo e musica.

 


 

“Questo non è amore – L’amore non uccide” è un fumetto autobiografico, che già dal titolo vuole ribaltare la narrazione mainstream che viene fatta sulla violenza di genere. Nel libro Sted ripercorre la relazione col suo ex ragazzo, un ragazzo ‘normale’, un ragazzo violento, senza fare sconti – neanche a se stessa – e mostrando le varie facce della violenza di genere: psicologica e fisica, primaria e secondaria. Nessun ‘raptus’, nessun ‘gigante buono’, niente ‘gelosia accecante’ o ‘troppo amore’, bensì la facilità con cui si può cadere in una relazione violenta, perché un violento non gira col marchio: “Violento” in fronte, e dall’altra parte l’enorme difficoltà ad uscirne, in una società dove nessuno è disposto ad ascoltare la vittima e schierarsi dalla sua parte, generando un loop infinito di violenza, angoscia e colpevolizzazione della vittima; una società che sceglie deliberatamente di ignorare, finanche giustificare, il ‘bravo ragazzo’ che saluta sempre e che, al contempo, ritiene di poter decidere come e se una donna debba vivere: questo ci mostra Sted, col suo tratto graffiante, evidenziando, tavola dopo tavola, come e perché la violenza di genere ci riguardi davvero tutte e tutti e che chi resta indifferente è inevitabilmente parte del problema. Questo libro ti impone di fare i conti con la tua fetta di responsabilità, iniziando col non voltarti (più) dall’altra parte.


Sted, pseudonimo di Stefania Lancia, è una fumettista marchigiana classe 1993.

Ha autoprodotto la prima parte del suo libro: “Questo non è amore – L’amore non uccide” nel gennaio 2020 e lo ha pubblicato interamente con la piattaforma di self-publishing ‘Youcanprint’ a ottobre 2021.

Sito: https://sted.world

Facebook: Sted

Instagram: @zerorisposte

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26 settembre h 15.30 – Presentazione di “Postporno”

Domenica 26 settembre alle 15.30, dopo il pranzo sociale nel giardino di RiMake (Via del Volga 4), presentiamo insieme a Le Sberle
“Postporno. Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali”
Ne parliamo con l’autrice, Valentine Aka Fluida Wolf, ma anche con il super contributo di Slavina
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La pornografia può avere un valore politico e sociale? Si può pensare una pornografia diversa da quella da uomini per uomini, basata su ruoli e corpi nettamente definiti e sull’immagine della donna unicamente come strumento del piacere maschile? Una pornografia rivolta al desiderio e al piacere di tutt*? La risposta è sì.
A partire da Annie Sprinkle, attrice e regista anticipatrice del post-porno, arrivando ai casi più recenti nell’era di internet, in cui la pornografia diventa l’unico strumento di educazione sessuale accessibile a tutt* fin da età molto precoci – Valentine aka Fluida Wolf ci racconta di come la post-pornografia metta in discussione e combatta l’immaginario sessuale del porno mainstream, accogliendo la diversità dei corpi, delle pratiche, dei desideri.
Il postporno rende visibili corpi e pratiche normalmente esclusi dal porno convenzionale, per rivendicare il diritto di tutt* al piacere e dimostrare come la pornografia possa essere uno strumento: di espressione artistica, esplorazione e liberazione.
Il libro è inserito nella collana “BookBlock” – Eris edizioni, collana di saggi brevi, piccoli strumenti di autodifesa culturale che serviranno a introdurre argomenti e temi chiave del mondo in cui viviamo.
Valentine aka Fluida Wolf, autrice di “Postporno”, Eris Edizioni, Torino 2020.
E’ una drag-bitch e traduttrice militante.
Nata a Londra, classe 1984, ha vissuto tra Inghilterra, Italia e Spagna.
Transfemminista, antifascista e attivista postporno. I suoi principali interventi riguardano le sessualità e i corpi dissidenti dalla norma, la postpornografia, il sex work, la lotta alla violenza di genere, le
relazioni queer, la denuncia del razzismo sistemico e l’intersezionalità delle lotte.
Crede fortemente nella potenzialità del corpo come strumento di conoscenza, rafforzamento e crescita personale e al contempo arma politica collettiva.
Slavina è una porno-attivista. Impegnata fin dalla fine del secolo scorso nell’ambito delle lotte sociali, dell’autoproduzione e della tecnologia DIY, ha scoperto nel 2005 a Barcellona la scena della postpornografia, iniziando a concepire un’idea piú sexy della Rivoluzione.
Le politiche del corpo in forma di nuova pornografia, gender hacking, amore queer e sessualitá radicale sono diventate il suo campo d’azione e il tema principale delle sue performance, dei suoi esperimenti narrativi multimediali (nel 2012 ha pubblicato il libro Racconti per ragazze sole o male accompagnate), dei laboratori che la portano in giro per tutta Europa
e se volete ci trovate anche venerdì 24 settembre alle 19.30 a Rob de Matt con Slavina e il suo Desperate Breeding – Ovvero gioie e dolori dell’educare a trasgredire

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24 settembre ore 19.30 – Desperate Breeding

Desperate breeding
ovvero Gioie e dolori dell’educare a trasgredire

(una proposta di intrattenimento transfemminista interattivo a cura di Slavina con l’amoroso supporto di Ambrosia)

Quella che proponiamo a Rob de Matt sarà una serata di ameno confronto tra genitorialitá insorgenti, parentele politiche ed altri esperimenti pedagogici più o meno kamikaze. Perché – tra di noi che a vario titolo abbiamo scelto di prenderci la responsabilità di educare possiamo pure confessarcelo – costruire relazioni non autoritarie, antipatriarcali e basate sull’autodeterminazione si è rivelata un’impresa abbastanza faticosa, spesso contraddittoria, a tratti fallimentare.
Ma visto che si impara solo sbagliando, non ci rimane che condividere i nostri errori e farne tesoro.
E allora intoniamo l’epica del nostro disagio postumano ampliando il glitch nella foto della famiglia felice su Instagram, l’anello che non tiene nella rete del lavoro riproduttivo: cosa significa nel 2021 educare alla libertà? qual è l’emancipazione più urgente?

Le domande sono tante e l’universo senza risposte, per questo auspichiamo una presenza intergenerazionale e una partecipazione svergognata e non giudicante di soggetti quanto più diversi dall’incubo “gruppo genitori di uozzap”, perché la pedagogia libertaria è in realtà una questione piú sociale che familiare – o almeno riteniamo che sarebbe opportuno pensarla cosí.
Ragioneremo intorno a questioni che hanno soprattutto a che fare con sesso, genere e affettivitá in senso ampio. Ci scambieremo consigli e punti di vista in un ambiente che vorremmo benvedente e complice.
Se ci sono temi che vi stanno particolarmente a cuore e che vorreste proporre (anche anonimamente) potete scrivere a [slavina@insiberia.net]

Ci vediamo venerdí 24 settembre a Rob de Matt a partire dalle 19 (l'”intrattenimento” inizierà alle 19.30 puntuali!) e per cenare insieme.

è necessario prenotare chiamando Rob de Matt: al numero 02.359.970.00, solo dalle 15 alle 20, dal martedì alla domenica

Rob de Matt si trova in via Enrico Annibale Butti 18

associazione di promozione sociale Rob de matt

e se volete domenica 26 settembre alle 15.30 a RiMake presentiamo “Postporno” di Valentine aka Fluida Wolf con l’autrice, Slavina e Le Sberle

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Ci vogliamo libere e sicure

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siamo stanche. Nel corso del tempo abbiamo raccolto diverse e varie testimonianze di situazioni di violenza nei luoghi politici che abbiamo attraversato o attraversiamo. Testimonianze che hanno avuto esiti diversi, anche a partire dalle esigenze e le richieste dellu sopravviventi. Siamo grate a tuttu coloro che ci hanno interpellate, che ci hanno dato la loro fiducia e che hanno riconosciuto in Ambrosia uno spazio politico che potesse accogliere le loro parole e immaginare azioni comuni. Però non possiamo negare che ogni volta ascoltare voglia dire rimetterci in discussione, ritornare su ricordi e situazioni vissute, ritrovare la rabbia che continuiamo a provare. E per questo vogliamo usare tutta questa rabbia collettivamente, perché “se toccano una toccano tutte” significa anche farci carico di quanto anche noi ci sentiamo toccate.

 

Riteniamo che sia responsabilità di tuttu affrontare le situazioni di violenza che intercorrono negli spazi di movimento e coinvolgono le persone che li attraversano, con la consapevolezza che la violenza di genere pervade ogni ambito delle nostre vite e che nessunu può dirsi immune dal sessismo.
Le testimonianze da parte delle soggettività che si riconoscono donne e delle persone che subiscono violenza di genere nell’ambito degli spazi di movimento sono sempre più frequenti. Non perché siano aumentati gli abusi, no. Quelli ci sono sempre stati e li abbiamo subìti. Bensì perchè sono aumentati i racconti che lu sopravviventi decidono di condividere.  Grazie allu compagnu che si sentono nella condizione di farli emergere e chiedere aiuto nelle diverse modalità in cui si trovano più sicuru. Questa forza e questo coraggio richiedono un ascolto (perché “Sorella io ti credo” non è soltanto uno slogan) e una risposta che sempre e necessariamente parte dal sentire della persona sopravvivente.
Sappiamo che ogni storia è diversa e che non esistono schemi applicabili in ogni situazione, ma sul fronte della solidarietà attiva alle persone che subiscono violenza speriamo di aver maturato collettivamente esperienze che oltre ad essere condivise possono diventare sempre di più un terreno comune di crescita – anche e soprattutto grazie allo scambio e al supporto dei Centri Anti-Violenza femministi.

 

Però restano molte questioni aperte che le realtà di movimento faticano (nella migliore delle ipotesi) ad affrontare:
  • Come rendere uno spazio politico (fisico e non solo) sicuro per lu sopravvivente?
  • Cosa fare e cosa NON fare per supportare la persona sopravvivente ascoltando le sue richieste?
  • Come comportarsi (soggettivamente e collettivamente) con la persona maltrattante?
  • Come assumere collettivamente la responsabilità del contesto culturale e politico in cui la violenza è maturata ed è stata agìta?
  • Come costruire un percorso collettivo di riflessione e messa in discussione sul tema della violenza di genere? 
  • Tra le difficoltà maggiori che spesso incontriamo facendo questi percorsi c’è l’incapacità di riconoscere la violenza, soprattutto quando le persone e le situazioni coinvolte non corrispondono a delle persone o situazioni ideali. 
Se è inaccettabile considerare abbigliamento e comportamento come fattori di responsabilità a carico della persona che subisce violenza, altrettanto dovrebbero esserlo le sue condizioni sociali, economiche, psicologiche, di salute o personali di qualsiasi tipo.
Specularmente, dovremmo essere in grado di riconoscere come maltrattante una persona indipendentemente dalle fragilità, condizioni e dal contesto.
Pur nella legittimità di lasciare il proprio spazio di riflessione a ciascuna realtà, riteniamo che questo rischi di diventare un modo per delegare e relegare il problema ad “altru” esattamente come quando le violenze accadono in famiglia e chi sta intorno si aspetta che al suo interno si “risolvano i problemi”. 
Oppure in altre situazioni, laddove non viene espressa una volontà sostanziale di messa in discussione, la sola presa di distanza non ci sembra più sufficiente, ancora come se il problema riguardasse altru.

 

Negli anni abbiamo provato molte strade: abbiamo avviato percorsi interni agli spazi misti e di politica generalista nel tentativo di contaminare pratiche e pensiero, siamo uscite dagli spazi e dalle reti di movimento che a nostro avviso aveva evitato di affrontare episodi di violenza, abbiamo continuato con tutte le realtà sorelle a costruire percorsi di auto-formazione, dibattiti, laboratori sul tema della violenza e dei rapporti di potere tra i generi, abbiamo contribuito a costruire movimenti e reti transfemministe – e molte altre ne stiamo cercando, perché non consideriamo il nostro percorso concluso e perché solo insieme alle altre possiamo renderci davvero libere.

 

Per questo riteniamo che sia necessaria una presa di responsabilità collettiva, che ci veda insieme a riconoscere il contesto culturale e sociale che consente – nei differenti ambiti del movimento – il perpetuarsi delle dinamiche violente e che ci veda insieme ad interrogarci al fine di costruire percorsi di critica e gestione della violenza.

 

Non possiamo accettare che nelle nostre piazze, e nei nostri spazi siano tollerati comportamenti di violenza e maltrattamento, perché il senso di sicurezza passa anche da questo, che noi tuttu non possiamo sentirci a nostro agio nell’attraversarli e che troppo spesso l’unica soluzione di autotutela è allontanarsi.
Nessuna critica al sistema capitalista, al razzismo, al sistema politico nazionale ed internazionale, allo sfruttamento ambientale e animale può essere davvero discussa e praticata se non include una critica all’eterosessismo e al patriarcato (e alle dinamiche che sostiene e riproduce in ogni ambito della nostra vita).

 

La rivoluzione (o anche la sua aspirazione e costruzione) o è transfemminista o non lo è.
Per questo insieme a tutte le persone, soggettività e collettività alleate (che come noi non ne possono più) vorremmo aprire a settembre uno spazio di riflessione per costruire pratiche e strumenti di resistenza e trasformazione.

 

Nota al testo: Ci sono più strumenti e caratteri che vengono utilizzati per opporsi al maschile universale: “*”, “u”, “@”, “ə”…
Abbiamo operato una scelta utilizzando la “u” come desinenza per ragioni che vogliamo rendere trasparenti e allo stesso tempo non impositive per altri percorsi.
La “u” è uno strumento che è nato in ambito femminista e trasfemminista e in percorsi collettivi, a differenza per esempio della “ə” che rappresenta meno un processo collettivo dal basso. Inoltre l’utilizzo della “u”, è una scelta antiabilista perché permette di far processare e verbalizzare il testo in modo più agevole e comprensibile anche a strumenti automatizzati di Text To Speech.

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Chroniqueers storie di persone LGBTQ+ con malattia cronica: il 26 aprile andiamo in onda!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Torna Radio LottoTuttoLAnno per discutere con Chroniqueers di attivismo
e pratiche di resistenza all’abilismo, di malattie croniche e lotte
contro una società performativa e oppressiva, di salute e vite LGBTQ

ASCOLTA IL PODCAST!

ci trovate lunedì 26 aprile dalle 21 su
http://abbiamoundominio.org:8000/nudm-milano.mp3

(se provate ad ascoltarci prima delle 21 o in altri giorni finite in
Error 404 ma niente panico! Riprovateci al giorno e all’ora giusta!)

altre informazioni sul progetto http://chroniqueers.it/

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Sex Work is Work

locandina

in vista dello sciopero dell’8 marzo lanciato da Non una di meno abbiamo deciso di dedicare una puntata radio al lavoro sessuale, dialogando con il collettivo Ombre Rosse.

ASCOLTA IL PODCAST!

il dibattito sul sex work è spesso polarizzato tra lo stigma della prostituzione e la condanna del lavoro sessuale da un lato e dall’altro un’esaltazione che nasconde le difficoltà. Per questo abbiamo deciso di dare voce a un collettivo di sex workers, con cui capire come costruire solide alleanze, ma anche qual è la situazione oggi di chi svolge un lavoro sessuale. In particolare, la situazione pandemica ha reso per molte quasi impossibile lavorare, senza poter accedere a nessun sussidio (per questo è stata fatta anche una campagna di sostegno) e parleremo anche di come poter continuare a sostenerle

ci trovate dalle 21 su http://abbiamoundominio.org:8000/nudm-milano.mp3

(se provate ad ascoltarci prima delle 21 o in altri giorni finisci in Error 404 ma niente panico! Riprovateci al giorno e all’ora giusta!)

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Narrazione tossica

Non è vero che non sanno usare le parole, hanno solo scelto da che parte stare.
“Gigante buono”, “imprenditore che non si è fermato un attimo”, “dà lezioni di sesso al figlio”, “ubriache fradicie violentate dall’amichetto”.
Sono solo alcune delle espressioni utilizzate recentemente dalla stampa italiana per comunicare notizie riguardanti casi di violenza di genere. 

Questo linguaggio tossico viene puntualmente riconosciuto e contestato da donne*, soggettività e movimenti femministi e transfemministi ogni volta che esce un articolo con questi contenuti.

La testata può scusarsi, modificare, rivendicare o meno il testo scritto. Si parla di errore, di ingenuità, di contestualizzazione. L’attitudine a questo tipo di narrazione viene sempre giustificata, in linea per altro con quello che avviene all’interno degli articoli. Vi è quindi una catena di giustificazioni e autoassolvimenti.
Negli articoli, e nei relativi titoli, stupratori e femminicidi vengono giustificati, si parla di raptus, di gelosia, si usano tutti i termini afferenti all’area semantica amorosa, quindi innamorato, respinto, lasciato.

Tutta la dinamica ricomincia da capo all’uscita di un altro articolo con questo tipo di narrazione.

Stupri, femminicidi, stalking sono compiuti da uomini che agiscono volontariamente violenza sulle donne* con l’intento di esercitare sui nostri corpi potere, dominio e possesso. Allo stesso modo, scrivere articoli che giustificano questi atti, è sempre violenza, non si tratta di errori involontari o disattenzioni ma di una volontaria legittimazione della violenza di genere. Al contempo e sempre con lo stesso pattern viene colpevolizzata la donna* che subisce la violenza. 

Non ci interessano le scuse, non ci sono giustificazioni, non sono errori involontari o sviste. 
Non è vero che ancora non hanno capito come parlare e scrivere della violenza di genere. 

Tutt* quest* giornalist* hanno scelto di difendere chi prevarica, stupra e uccide, attivamente e volontariamente hanno deciso da che parte stare.

A partire da queste riflessioni, tra le altre cose, abbiamo scelto di iniziare un attacchinaggio, ma ci sono mille altre pratiche che vengono costruite tutti i giorni e che possiamo continuare a costruire tutt* insieme per ribadire di nuovo che manco le regole base hanno imparato!

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Ambrosia con le Brigate Volontarie per l’Emergenza

Sappiamo che le case sono luoghi politici e che quello che avviene dentro le case e nelle relazione che le abitano è politico. Per questo siamo partite da noi e abbiamo pensato di costruire con e per le Brigate Volontarie per l’Emergenza un percorso di formazione e discussione sulla violenza maschile sulle donne e la violenza di genere, sulla violenza sulle persone LGBTQIA+, ma anche su come difendere quegli aspetti della salute che sembrano passati in secondo piano nell’emergenza Covid19, come la salute sessuale e riproduttiva.

Pensiamo questa formazione come uno strumento di soggettivazione politica, per noi e per le persone che incontriamo (online!), perchè sappiamo che il lavoro delle Brigate non è solo assistenza, ma mutuo aiuto. E noi abbiamo portato la prospettiva e la pratica transfemminista, per guardare le case con occhi diversi e per costruire nuove relazioni.

Ringraziamo la Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate e Elisa Virgili per aver pensato questo percorso con noi.

Perchè la quarantena non sia isolamento!

trovate i numeri utili che abbiamo pensato qui: https://sorellanzacovid19.org/

“Stare a casa sembra essere l’unica forma di tutela proposta contro il contagio da Covid19.

Questo però non tiene conto dell’esistenza di situazioni di violenza all’interno di alcune case e quindi dell’assenza di uno spazio sicuro in cui stare. Questa quarantena sta costringendo in casa donne e soggettività lgbtqia+ che si trovano a subire violenze (e spesso le subivano anche prima) e discriminazioni senza poter evadere da quello spazio, per esempio per andare al lavoro, oppure ci sono persone costrette a tornare in famiglie e convivenze da cui erano fuggite. Stare a casa significa azzerare le ore che si potrebbero passare fuori o in luoghi più sicuri, costringendo a convivenze continue con i propri aggressori. Stare a casa, inoltre, per molte persone significa non potersi prendere cura della propria salute, perchè non è facile accedere all’aborto, alla contraccezione di emergenza, alle terapie ormonali o alle cure per le malattie sessualmente trasmissibili. 

Anche in questa situazione però non vogliamo pensare a queste donne, alle lesbiche, alle persone trans, gay, bisessuali, queer attualmente isolate come a persone sole. Vogliamo quindi costruire strumenti e pratiche in grado di permetterci di far arrivare un messaggio per noi importante: non sei sol*. Vogliamo far sapere che i centri antiviolenza, i consultori, i numeri di sostegno all’aborto, i servizi psicologici a distanza ci sono e stanno continuando ad essere operativ* proprio perché ci vogliamo vive, sane e felici. Questa situazione di emergenza ci ha spint* a cercare nuovi modi di comunicare e di far arrivare il nostro supporto Per questo abbiamo trovato alleanza nelle Brigate Volontarie per l’Emergenza che porteranno negli spazi attualmente più condivisi i materiali informativi prodotti”

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