Archivio aprile 2014

Molto più di 194 – perchè saremo in piazza

10177479_616138515149086_8413656337390849089_nFerri da calza, prezzemolo, Cytotec,  botte, bagni caldi con senape in polvere, massaggi all’addome, segale cornuta … che cos’hanno in comune fra loro? Sono tutti strumenti utilizzati dalle donne nella storia per provocare aborti clandestinamente. Credere che oggi in Italia la realtà degli aborti clandestini sia scomparsa grazie alla legge 194 che regola le interruzioni volontarie di gravidanza è un errore.

Gli aborti clandestini sono ancora una realtà quantificata in 20mila casi l’anno; a questi bisogna aggiungere un altissimo (e crescente) numero di aborti spontanei, molti dei quali, probabilmente, causati dall’utilizzo di farmaci come il Cytotec, un anti-ulcera che ha effetti collaterali dovuti al sovradosaggio che possono provocare un aborto.

Vale la pena farsi una domanda: perché in un paese come l’Italia in cui l’aborto è una scelta consentita e legale, c’è ancora un così alto numero di aborti clandestini? Molte possono essere le risposte, alcune delle quali indubbiamente legate alla cultura e al credo religioso delle donne e quindi legate ad una morale che ancora colpevolizza le donne che compiono la scelta legittima di non avere un figlio, “assassine” secondo molti integralisti; altre risposte invece sono legate proprio alla famosa legge 194, che difendiamo solo perché è l’unica possibilità reale oggi per poter accedere all’interruzione di gravidanza sotto controllo medico, ma che certo è ben lontana dall’essere uno strumento giuridico di garanzia di un diritto.

La storia della legge 194 è una storia di lotte politiche, di donne che si sono battute per ottenere un diritto, per combattere la piaga degli aborti clandestini, è la storia dei primi consultori, è una storia che è passata dalla Corte Costituzionale per approdare ad un referendum che la ha resa una realtà. La storia della 194 è la storia di una vittoria. Nel 1978. Ma quello che è successo in questi 36 anni, purtroppo, è una storia di colonizzazione degli spiragli di ambiguità contenuti in quella legge, che avrebbe dovuto essere aggiornata, modificata, in relazione all’avanzamento delle tecnologie, alla laicizzazione (?) dello Stato, alla nuova realtà che ci si presenta oggi.

La legge 194 inizia così: Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.

Se già il prologo fa sorgere dei dubbi sul senso di questa legge (una legge sull’aborto che nell’introduzione specifica e sottolinea che lo Stato tutela la vita umana dal suo inizio? E quando sarebbe questo inizio?), poi le cose peggiorano. Subito nel secondo articolo, in cui si parla di consultori, troviamo che i medici di questi servizi sono tenuti a contribuire a far superare le cause che possono portare all’interruzione della gravidanza. E qui nasce la prima area grigia che ha permesso ai centri di aiuto alla vita, ai militanti pro-life di ogni tipo, agli anti-abortisti della prima e dell’ultima ora, di “occupare” fisicamente gli spazi della scelta delle donne, spazi nei quali dovrebbero essere supportate  e non giudicate, e nei quali invece si trovano a dover fornire spiegazioni, a veder messa in discussione la loro decisione, ad essere additate come esseri umani di secondo livello, indegne.

Anche quando le donne superano la barriera degli antiabortisti la strada non è finita: bisogna sottoporsi ad un colloquio psicologico per indagare le motivazioni della scelta, perché la legge dice che il ricorso alla IVG è permesso alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica. Il colloquio è spesso umiliante, spesso doloroso, comunque va a ledere il diritto a decidere di sé, del proprio corpo e della propria vita.

E poi, last but not least, ecco la punta di diamante della legge 194: i ginecologi hanno diritto ad esercitare l’obiezione di coscienza. Possono cioè, per ragioni legate alla propria coscienza, rifiutarsi di praticare le interruzioni di gravidanza. Questa legge ha prodotto quasi il 70% dei ginecologi obiettori in Lombardia. Questa legge e il dominio di Comunione e Liberazione nelle strutture sanitarie lombarde, che controlla la carriera dei medici: oggi un ginecologo che vuole fare carriera deve fare obiezione di coscienza, altrimenti passerà le sue giornate a fare interruzioni di gravidanza e non avrà mai successo. Oggi per acceder all’IVG le donne dormono nelle sale d’aspetto la notte prima della data in cui è presente un medico non obiettore. Oggi chi può va ad abortire all’estero, chi non può ricorre al Cytotec, o peggio.

Questa è la verità della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

A tutto questo va aggiunto un progressivo smantellamento dello stato sociale, dai tagli sempre più ingenti alla sanità pubblica a quelli all’istruzione, che non fa altro che rafforzare il peso della famiglia, che quasi sempre ricade sulle donne, costrette a farsi carico delle mancanze di uno Stato che crea sempre più disuguaglianze. E nel frattempo la ministra Lorenzin propone un piano fertilità per invitarci ad essere più fertili, più madri (come se essere genitori riguardasse solo le donne) senza offrire nessun tipo di supporto.

Per tutti questi motivi noi NON stiamo difendendo la legge, stiamo rivendicando l’autodeterminazione dei corpi, delle vite, delle scelte. Stiamo chiedendo che l’aborto sia libero, legale e gratuito per tutte, senza distinzioni, senza giudizio.

Crediamo che l’attacco alla legge posto dal Comitato No194, che sfilerà in corteo sabato 12 aprile a Milano, sia assolutamente pretestuoso. Il Comitato è lo stesso che si fa promotore dei presidi di preghiera che si svolgono periodicamente fuori dagli ospedali nei quali, nonostante le difficoltà evidenti, è ancora possibile accedere all’IVG. Questi presidi sono composti da partecipanti che si dividono in cattolici moralisti “pro life” e cattolici moralisti di appartenenza politica all’estrema destra, Forza Nuova e simili. Questi sono i personaggi che propagandano le idee antiabortiste e riempiono le sale d’attesa dei consultori e dei reparti di ginecologia, finalmente il legame fra la chiesa e l’estrema destra risulta evidente, e anche questo dovrebbe far riflettere.

Altre sono le strade da percorrere.

Desideriamo un welfare accessibile a tutti, che permetta alle donne di scegliere se avere o no un figlio, ma che garantisca anche l’accesso agli anticoncezionali e l’educazione sessuale come strumento di prevenzione.

Vogliamo poter esprimere una, o mille, sessualità libera, rivendicare il diritto al piacere, senza rischi e senza giudizi, vogliamo la possibilità di sperimentare tutte le identità che sogniamo, vogliamo poterci trasformare, provare ruoli e relazioni fuori dall’eteronormatività, costruire famiglie a nostra misura, vogliamo conoscere i nostri corpi e parlarne senza tabù.

Per tutti questi motivi il 12 aprile anche noi saremo per le strade di Milano, ci saremo con i nostri metodi e con le nostre parole, con i nostri corpi e con i nostri desideri, ai quali non rinunciamo nonostante gli attacchi della chiesa e la mancanza di coraggio e di rispetto di chi ci governa.

Ci troverete alle Colonne di san Lorenzo, dalle 15,00 per un pomeriggio all’insegna del teatro, della cultura, dei sorrisi e della libertà.

12aprile volantino

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Molto più di 194 – 12 aprile, h 15, Colonne di San Lorenzo

10177479_616138515149086_8413656337390849089_nIl 12 aprile a milano ci sarà il corteo del comitato NO-194, gruppo di estremisti cattolici fanatici che vogliono abolire la legge 194, che regola il diritto all’aborto. Inoltre sono contrari all’eutanasia, alla sessualità libera e non riproduttiva e all’omosessualità, ma difendono come unico modello di famiglia quello tradizionale, composta solo da uomo e donna uniti nel sacro vincolo del matrimonio.
La legge 194 viene già svuotata di gran parte del suo senso dall’altissimo tasso di obiettori di coscienza, che rendono difficilissimo abortire. Basti pensare che in Lombardia il 68% dei ginecologi, il 50% degli anestesisti e il 40% del restante personale sanitario si dichiara obiettore.
Rendere illegale l’aborto non significa cancellarlo.
Le donne hanno sempre saputo come interrompere gravidanze indesiderate, la legge ha permesso che gli aborti venissero fatti in condizioni di sicurezza, inoltre, prevedendo un lavoro di prevenzione, con la legalizzazione il numero di aborti è sensibilmente calato. Abolire questa legge significa che le donne che se lo potranno permettere andranno ad abortire all’estero, mentre tutte le altre ricorreranno a mezzi clandestini che mettono a rischio la loro salute e la loro vita.
Questi sono attacchi alla nostra autodeterminazione: cioè la libertà di ognuna e ognuno di decidere consapevolmente del proprio corpo, della propria sessualità e della propria vita. Non devono essere morale, stato e religione a decidere per noi.
Noi vogliamo invece che tutti e tutte abbiano le conoscenze, i mezzi e le strutture per praticare una sessualità consapevole e sana, che sia libera dai rischi delle malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate.
Noi vogliamo godere, esplorando tutte le potenzialità del nostro corpo e scoprendo ogni sfumatura del piacere. Vogliamo consultori laici aperti 24H, vogliamo gli anti-abortisti fuori da scuole-ospedali-farmacie, vogliamo contraccettivi gratuiti, vogliamo lubrificanti di prima qualità: per i nostri corpi, decidiamo noi.
il 12 aprile sarà l’occasione di far valere il nostro diritto all’autodeterminazione, ci riuniremo tutte e tutti in piazza e la riempiremo con musica, spettacoli teatrali e controinformazione!
appuntamento in colonne di san lorenzo alle 15.00

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Atlantide r-esiste!

cropped-1012223_10200701837562755_815615826_n21-800x380Atlantide è stata ed è, per tante di noi, la terra mitica che il suo nome evoca: un luogo di autogestione femminista, lesbica, gay, queer e punk. Uno spazio davvero liberato in cui poter sperimentare i propri desideri e immaginare nuove relazioni, dove i corpi si liberano all’unisono con le menti. Uno spazio più unico che raro che ha dato vita a percorsi, progetti e sogni e che continua a costruire immaginari.
Ora il Comune di Bologna ha fissato una data in cui chi anima e rende possibile Atlantide dovrà lasciare lo spazio di Porta Santo Stefano: 15 anni di storia minacciati da uno sgombero annunciato per il 15 aprile. Il Comune afferma di voler restituire quello spazio alla cittadinanza, senza vedere che Atlantide è già uno spazio di tutt*, attraversato da migliaia di persone e accogliente come pochi. L’amministrazione comunale gioca sulla pelle delle persone misconoscendo la storia di Atlantide: si serve dell’articolo del codice che consente la riappropriazione dei beni confiscati alla mafia utilizzando la retorica della legalità più cieca, che vuole restituire alla collettività uno spazio che collettivo lo è già. Proprio per questo sappiamo che uno sgombero, per quanto doloroso, non potrà cancellare la ricchezza e la diversità di Atlantide, che ha già sparso i suoi semi in moltissimi spazi in tutta Italia, ma non per questo quei muri così carichi di storia e di emozione saranno abbandonati senza lottare.
Atlantide ha scelto di resistere sciogliendo le associazioni che la costituivano per rivendicare fino in fondo la pratica dell’autogestione. In questi tempi bui di attacchi all’autodeterminazione di donne, trans, gay e lesbiche non possiamo che essergliene grate e schierarci al loro fianco, per una resistenza favolosa e scintillante come le Atlantidee.
Ambrosia
Ps: se non l’avete ancora fatto firmate la petizione: http://www.autistici.org/atlantideresiste/

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Molto più di 194

abortoAgire la libertà di scelta e il diritto alla salute è in questo paese sempre più difficile. I tentativi di erosione delle poche leggi esistenti in materia di diritti riproduttivi e sessuali sono sempre più diffusi.

La stessa legge 194 è già svuotata dall’interno. Anche se in modo differenziato fra le diverse regioni il Movimento per la Vita è entrato nelle strutture sanitarie pubbliche e sta determinando, insieme a tagli e ridimensionamento dei consultori, un aumento del ricorso alla clandestinità per interrompere gravidanze indesiderate, soprattutto da parte di donne meno abbienti.

La Lombardia è una regione in cui l’obiezione di coscienza supera la percentuale del 80%, a tutti gli effetti un’obiezione di struttura, non più del singolo. I Centri aiuto alla vita ricevono finanziamenti pubblici e sono sempre più presenti in ospedali e consultori. I servizi territoriali dedicati alle malattie sessualmente trasmissibili sono stati depotenziati e ridotti di numero. Questo implica che la cultura della contraccezione e della libera sessualità sia gravemente compromessa.

In questo quadro la manifestazione del 12 aprile a Milano chiamata dal Comitato No194 risulta pretestuosa e propagandistica, e contribuisce solo alla diffusione di retoriche sulla naturalità dei ruoli sessuali e la centralità della famiglia tradizionale: ancora un tentativo di eteronormazione, l’ennesimo, che noi rimandiamo al mittente.

Invitiamo alla mobilitazione generale verso e oltre il 12 aprile, a Milano e ovunque. Rimettiamo al centro i nostri corpi e le nostre scelte. Le nostre forme di vita esprimono sessualità, affettività e relazioni differenti.

Mobilitiamoci per un aborto sicuro-libero e gratuito, per la diffusione della cultura della contraccezione e della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Vogliamo autodeterminazione e salute sessuale, vogliamo l’abolizione dell’obiezione di coscienza alla 194, vogliamo consultori laici aperti 24H, vogliamo i no-choice fuori da scuole-ospedali-farmacie, vogliamo contraccettivi gratuiti, vogliamo lubrificanti di prima qualità: per i nostri corpi, decidiamo noi.

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