Altri generi di movimento


erotismo-eroismoL’appello di Romantik Punx  e Guerriere Sailors ha scoperchiato il vaso di Pandora sui fatti di Parma.

Crediamo che le parole delle compagne di Claudia sull’orrore dello stupro, sulla vergogna del silenzio, delle pressioni, delle illazioni, sulla complicità di cui non avremmo mai voluto sentir parlare, siano quelle da cui partire. Per questo invitiamo tutte e tutti a leggerle e a diffonderle:

Sui fatti di Parma. Come riparare 4 crepe

Vogliamo, però, allargare lo sguardo a partire dal fatto che da anni ci interroghiamo sui micro e i macro machismi nei movimenti, convinte di non essere immuni alla pervasività di un sistema patriarcale che incessantemente spinge, anche tra di “noi”, processi più o meno espliciti che riproducono un immaginario fatto di prevaricazioni. Proprio per questo pensiamo che prendere le distanze, anche marcatamente, da quanto accaduto, non sia sufficiente, ma che sia necessario ripartire da sé, dalle pratiche che anche inconsapevolmente – ma quotidianamente – agiamo, e che sono l’humus di cui i fatti di Parma si sono nutriti. Pratiche che hanno permesso che anche tra di noi, o comunque anche tra qualcuna e qualcuno che (sedicentemente) si definisce “noi”, quell’orrore fosse possibile.

Ogni volta che abbiamo costruito pratiche assembleari orientate alla santificazione del maschio alfa

Ogni volta che abbiamo riso di quella troia che fa i pompini a tutti o dato del ricchione a qualcun*

Ogni volta che abbiamo confuso radicalità e machismo

Ogni volta che abbiamo definito un Pride una carnevalata

Ogni volta che abbiamo parlato dei femminismi come di lotte marginali

Ogni volta che non siamo stat* capaci di rendere accoglienti e sicuri per tutt* gli spazi politici che attraversiamo

Ogni volta che non siamo stat* capaci di garantire la sicurezza nei nostri spazi fisici senza tracimare in violenza becera e aggressioni ingiustificabili

Ogni volta che leggiamo/sentiamo/vediamo qualcosa e ci diciamo che non ci riguarda, non c’entra con noi, perché noi siamo divers*

Ogni volta che parliamo di rivoluzione, ma mai di quella dentro di noi

Ogni volta che abbiamo riprodotto, fosse anche per scherzo, un immaginario maschilista e nettamente patriarcale invece che combatterlo, invece che essere capaci di generare un immaginario nuovo, libero, femminista.

Per anni abbiamo pietito attenzione e legittimità all’interno del movimento, nel tentativo di contaminarlo e ottenere dignità e partecipazione sulle questioni dei generi. Pensavamo fossero tematiche scontate, assolutamente intrinseche all’essere antifascisti, al concetto di autorganizzazione, alla parte di società di cui da sempre facciamo parte. Abbiamo animato percorsi di riflessione e campagne comunicative andando oltre il dna originario ma ancora fatichiamo a trovare identità, appartenenze e condivisione, almeno su queste tematiche. Certo, alcuni semi sono stati lanciati e siamo sicure daranno buoni frutti, ma non sono ancora diventati patrimonio collettivo.

Oggi più che mai siamo invece certe che sia non solo necessario, ma soprattutto possibile, partire dalle questioni di genere per fare movimento. Lo abbiamo fatto costruendo il NoExpo pride, lo abbiamo fatto grazie e con il Sommovimento NazioAnale, lo abbiamo fatto con Non una di meno il 26N, continuiamo a farlo verso lo sciopero dell’8 marzo, continuiamo a farlo ogni giorno nel nostro agire politico quotidiano.

Riteniamo necessario costruire reti e ambiti capaci di essere radicali dentro e fuori di sé, di mettere in discussione la società e allo stesso tempo le proprie pratiche politiche, costantemente. Questi sforzi ci mostrano come sia difficile liberarci dalle strutture patriarcali ed eterosessiste, ma anche quanta bellezza ci sia nel costruire dei momenti e degli spazi liberati, in cui vengono accolti i nostri corpi, menti e attitudini con tutte le loro diversità, in cui si parte da sé non per imporre il proprio punto di vista ma per decostruire verità imposte e abitudini che ci soffocano. Le lotte di genere ci insegnano, ogni giorno, che solo un approccio intersezionale può aiutarci a vedere le contraddizioni e le complessità in cui siamo immerse. Le questioni di genere, quindi, come trampolino di lancio per combattere molteplici forme di oppressione. Nessuna esclusa, non una di meno.

Per tutto questo, nel fiorire di comunicati intorno alla vicenda di Parma, non possiamo che aggiungere: si può fare! Un altro agire politico è possibile! Se davvero vogliamo un movimento libero dal sessismo mettetevi e metteteci in discussione, abbandonate certezze stantie, non per dovere, ma per scoprire piaceri nuovi. Ambrosia è aperta al confronto e alla partecipazione.

Gli strumenti ci sono, basta usarli.

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  1. #1 di Sara Rambaldi il 24/12/2016 - 13:10

    Forse rivangare il passato non è utile, però negli ultimi anni sono state perse occasioni di discutere a fondo la questione “stupro in centro sociale” perché in alcuni casi ha prevalso la paura del giudizio dei media sulla donna violentata e sul luogo che era stato scenario della violenza, anche se non complice come a Parma.

(non verrà pubblicata)